GOOD TO GREAT
23 Giugno 2009Il titolo parla chiaro: “da buono a eccellente”.
Quasi a mettere in moto un volano con inerzia a senso unico: o meglio o niente.
L’articolo che sto scrivendo nasce dal profondo interesse che la lettura di questo libro sta esercitando su di me (rif: GOOD TO GREAT, Jim Collins, Come si vince la mediocrità e si raggiunge l’eccellenza), per quanto i concetti che esprime trovino conferma in quello che vivo tutti i giorni, trasformandolo in un libro concreto e tangibile, per una volta non astratto e di concetti irraggiungibili.
Il bene è nemico del meglio. Questo è il primo motivo per cui ben poche cose divengono eccellenti. Non abbiamo scuole eccellenti, principalmente perche abbiamo buone scuole. Poche persone conducono vite eccellenti, a grandi linee, perchè è fin troppo facile accontentarsi di una vita piacevole. La grande maggioranza delle aziende non giunge mai all’eccellenza, esattamente perchè la grande maggioranza diventa abbastanza buona. Questo è il vero problema. Le società non hanno mai dovuto trasformarsi da buone ad eccellenti, l’esigenza non è mai stata così forte. Che dire quindi delle aziende che si accorgono di essere “buone” ma non “eccellenti” a metà della loro vita? Ma soprattutto, cosa vuol dire essere un’azienda “eccellente”? Il libro è la testimonianza di una ricerca fatta su questa base, un gruppo di ricercatori che prende a campione 500 aziende valutandone il trend di successo finanziario in un ampio arco temporale (1965-1995/30 anni). Le aziende considerate “eccellenti” hanno mantenuto un trend di crescita ben sopra alla media di crescita del mercato per oltre 15 anni, escludendo così dall’analisi le aziende che possono aver sfruttato delle performance occasionali o dei colpi di fortuna. Mettiamola in questo modo, supponiamo di voler studiare cosa fa di un atleta un vincitore della medaglia d’oro alle Olimpiadi. Se ci limitiamo a studiare i vincitori in quanto tali, scopriamo che tutti hanno degli allenatori. Ma anche se studiamo tutti gli atleti della squadra Olimpica notiamo che ognuno ha un allenatore, ma tra di loro c’è comunque chi non ha mai vinto una medaglia.
La domanda chiave diventa quindi: “Cosa distingue i vincitori sistematici di medaglia d’oro, da coloro che non ne hanno mai vinte?”; “Che caratteristiche ha un’azienda “eccellente” per essere considerata tale?”
Le risposte:
1) La Leadership Livello 5: le caratteristiche di chi gestisce l’azienda e i suoi processi.
Umiltà+Determinazione=Livello 5; Ambizione non per sè, ma per l’azienda; Una modestia ammirevole; Fare quello che dev’essere fatto; Coltivare ed accrescere il proprio essere Leader di “livello 5″; Ascoltare le persone e farsi carico di incentivare la loro collaborazione; Non criticare i processi diversi dal proprio; Non giudicare; Non biasimare.
2) Prima Chi, poi Cosa
Un genio con un migliaio di aiutanti? No, grazie; L’importante è chi si paga, non quanto; Rigorosi, non spietati;
3) Altre caratteristiche
Affrontare la cruda realtà, senza mai perdere la fiducia; Scoprire di cos’è profondamente “appassionata” l’azienda e i suoi collaboratori; Sapere in cosa si può essere Migliori al Mondo; Sapere cosa spinge il proprio Motore Economico; Avere una cultura della disciplina e della responsabilità; La tecnologia può solo accelerare l’impulso, non crearlo; Non è questione di condizioni favorevoli o meno, tutto è possibile.
Il resto è spiegato in modo molto approfondito sul libro, che Vi consiglio come lettura “rilassata-interessata”.
A presto!
Andrea Destro - Lean Manager




